Oltre la memoria

“OLTRE LA MEMORIA…..”

“Oltre la memoria” è il titolo di una canzone che talvolta si canta nelle nostre assemblee liturgiche, un canto che ha i suoi anni ma che rende l’idea di quello che vorrei comunicare in queste povere righe. Memoria non di un passato remoto ma di una storia di salvezza che ha incrociato la mia esistenza per ben cinque anni. Un “Memoriale” è più che un semplice ricordo di eventi passati ma significa una realtà che, vivente, dà vita al mio presente e lo rende carico di senso.

A dieci anni dalla erezione canonica  della parrocchia di San Pio da Pietrelcina in Roma e in attesa febbrile della dedicazione  della chiesa e del complesso parrocchiale, il parroco, il carissimo Don Alfio Tirrò, mi ha chiesto di scrivere queste righe sulla mia “memoria” del quartiere “Malafede” – “Giardini di Roma” da me vissuto come pastore predecessore, dal settembre 2004 al settembre 2009.

Sono stati per me anni intensi e pieni di quello stupore che riempie il cuore e lo rende maggiormente aperto a far entrare quel Dio che si incarna continuamente nella storia apparentemente ordinaria dell’uomo.

E’ stata la mia prima esperienza come “parroco”, cioè come “sposo” di una comunità di persone fedeli al Signore Gesù, con tutti i limiti e le debolezze ma pieni di quella misteriosa gioia che viene dall’alto. Questa sponsalità l’ho vissuta innanzitutto condividendo la missione con gli altri presbiteri che hanno collaborato con me; mi riferisco principalmente a don Gerardo e poi a don Tommaso, includendo anche i sacerdoti della prefettura, cioè delle altre parrocchie limitrofe. La collaborazione, la stima, la fraternità, l’amicizia, tra preti sono state per me un grande segno e un grande insegnamento e penso anche un enorme sprone per  mostrare a tutti che la Chiesa, prima che un’organizzazione e un edificio, è fatta da persone “vocate” chiamate alla comunione, intorno a Colui che è la Via , la Verità e la Vita.

La mancanza fisica del tempio, non mi aveva spaventato o preoccupato, (avevo vissuto da seminarista l’esperienza del servizio in una parrocchia che nel 1989 non aveva la chiesa), e con generosità avevo detto il mio SI’ all’allora cardinal vicario Camillo Ruini, quando mi propose di andare a “Malafede”.

Ho sempre scherzato su questa denominazione del quartiere, e ironizzando in alcune situazioni dicevo: “che cosa potete aspettarvi da un parroco in “malafede”….

Quando arrivai trovai quindi un “negozio” come luogo di culto, piccolo ma accogliente, poche persone “praticanti” ma decisamente convinte che il Signore opera meraviglie anche con un piccolo gregge. E di greggi ne ho visti tanti, dato che ancora oggi pastori veri e pecorelle vere si aggirano per i valloni ancora verdi intorno e dentro il quartiere.

C’era chi mi aveva già preceduto nell’opera di evangelizzazione, in maniera maggiormente pionieristica, il compianto don Paolo Pressacco, sicuramente ne parlerà meglio il Vescovo mons. Paolo Schiavon. Uno semina e uno miete, questo è il Vangelo del Signore.

Nei cinque bellissimi anni passati a San Pio ho visto crescere il quartiere con nuove costruzioni e quindi con conseguente incremento di persone, in modo particolare giovani, coppie e bimbi, tantissimi bambini. Ho vissuto un’inversione di celebrazioni rispetto alla comunità precedente che avevo servito come vicario parrocchiale, tantissimi Battesimi rispetto ai funerali. Tre turni di catechesi in preparazione al Sacramento del Matrimonio, quasi 50 coppie all’anno che poi nel maggior numero chiedevano a noi preti della parrocchia di celebrare le nozze. Un crescendo esponenziale di preparazione alla Prima Comunione e Cresima. Alla fine la formazione di un nuovo gruppo Scout Agesci il Roma 52.

Essendo assistente diocesano del movimento “Gioventù Ardente Mariana”  anche questa presenza, con i suoi ragazzi entusiasti di evangelizzare stando con i più piccoli, è stata un grande aiuto per far conoscere la presenza di una parrocchia, se pur provvisoria nelle strutture, a tutte le persone presenti nel territorio.

L’esperienza delle catechesi neocatecumenali, che non conoscevo direttamente, ma che ho imparato ad apprezzare e seguire, sono state significative per me e credo anche per tante persone che si sono avvicinate ad una maggior vita di fede ed ora sono perseveranti nel cammino intrapreso.

La realtà dei donatori di sangue, gesto bello e carico di quella carità per il prossimo, che ho voluto far nascere in collaborazione con dei medici che avevano i figli al nostro catechismo, credo sia stato e sarà un segno di attenzione a tutto quel mondo della sofferenza che a volte vogliamo fuggire.

La presenza di un coretto, più o meno “intonato” (mi perdonino i facenti parte), che con generosità  si è messo a disposizione è anch’esso un segno che c’è posto per tutti quelli che a vario titolo e con i vari carismi si sento coinvolti nella vita della chiesa e quindi della realtà della comunità parrocchiale che la vive.

Non voglio dimenticare le signore del rosario pomeridiano che con la loro costanza nella preghiera quotidiana mi hanno richiamato al mio primo dovere che è quello di stare con Gesù Cristo per essere un vero pastore di anime.

Varie situazioni si sono susseguite nel corso di questi anni, eventi di gioia ed eventi di sofferenza; manifestazioni pubbliche e colloqui privati, sono stati il mio cibo quotidiano.

Sono grato a Dio di avermi voluto bene donandomi questa bellissima realtà e facendomela godere appieno.

La tensione poi alla costruzione fisica dell’edificio dopo l’assegnazione fatta al prof. Anselmi per il suo progetto, ora realizzato,  mi ha preso la mente ed il cuore tanto da farmi più volte “sognare ad occhi aperti”.

Sogni che erano anche supportati dalla certezza che il Signore Gesù operava anche attraverso il lavoro dell’equipe dei professionisti dell’ufficio della diocesi per l’opera della preservazione della fede e provvista di nuove chiese a Roma. L’aver potuto collaborare con il Vescovo Mons. Ernesto Mandara, mio “vecchio” vicerettore in Seminario Maggiore, e con l’amico don Pierluigi Stolfi e gli altri laici è stata per me una gioia e una grande scuola di vita.

Immaginare gli spazi, i luoghi celebrativi, di catechesi e di aggregazione, dava alla mia anima tanto ossigeno che superava anche la preoccupazione per le ingenti e prevedibili spese finanziarie.

Devo affermare con certezza gioiosa che la Provvidenza si è vista più volte bussare alla mia porta. Persone generose, al di là della cifra che donavano, mi hanno dimostrato che veramente c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ho imparato molto da questo periodo della mia vita. San Paolo direbbe “io sono quello che sono”, io aggiungo “io sono quello che sono grazie a Dio e alla piccola-grande parrocchia di San Pio da Pietrelcina”.

Ritengo doveroso ulteriormente affermare che Padre Pio sicuramente è stato colui che discretamente  ha vegliato sopra di me in questi anni. La sua testimonianza di vita santa, di intensa preghiera, la sua comunione con Dio e la sua carità verso l’uomo hanno suscitato in me il pensiero che non dobbiamo temere mai, perché il Signore è con noi, e non ci abbandonerà mai.

Mi scusino i lettori di questo mio piccolissimo ricordo, ma l’emozione prende il cuore che si commuove profondamente a questi sopracitati eventi.

Rinnovo il mio ringraziamento al Signore, a Maria Santissima, a Padre Pio per avermi fatto vivere questi anni meravigliosi. Affido alle mie povere preghiere ciascuno di coloro che leggeranno questo libretto-ricordo e tutti coloro che hanno la grazia di essere quella porzione dell’immenso popolo di Dio presente nel territorio tra la via del Mare e la Cristoforo Colombo.

Malafede si trasformerà ben presto in “Buonafede” con l’aiuto del Signore e la passione dell’attuale pastore e di quelli che lo seguiranno certi di seguire l’Unico Pastore..

Dieci anni dalla erezione canonica fanno ben sperare nel futuro, perché sono i pilastri di un edificio che è formato da “pietre vive”, come dice l’Apostolo Pietro, che sostengono l’edificio solido del Corpo Mistico.

Tra poco la visibilità del Tempio e del complesso pastorale sarà un faro di luce per tutti gli abitanti del quartiere e sarà quel segno bello di quella Gerusalemme Celeste che attende tutti noi nel Regno di Dio.

“Preferisco il Paradiso” diceva il San Filippo Neri, di cui recentemente è stato fatto un film per la televisione. Lo ripeto anche io…..Preferisco il Paradiso perché l’ho già pregustato nella comunità parrocchiale di San Pio.

Pregate per me e specialmente per le vocazioni adolescenti e giovanili al sacerdozio per la nostra Diocesi di Roma e per i suoi Seminari.

Vostro Don Roberto Zammerini

Ultima actualizare miercuri, 02 septembrie 2020
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